DIDATTICA A DISTANZA SI O NO?

Dall’indagine effettuata su un campione nazionale di 500 insegnanti sembra emergere che i due terzi siano soddisfatti di aver raggiunto almeno il 60% delle ore scolastiche previste. I risultati variano, però, a seconda del tipo di scuola: sono certamente migliori i riscontri dalle scuole superiori rispetto alle medie. Torna a migliorare leggermente la «partecipazione» nelle elementari. Però la maggioranza degli insegnanti di tutte le scuole (56,8%) ha complessivamente considerato l’attività scolastica online (in rapporto all’apprendimento) abbastanza efficace.

Ogni insegnante, si è rimboccato le maniche e, molto spesso, con i PROPRI strumenti e le PROPRIE RISORSE si è attivato per “fare del suo meglio” per i suoi ragazzi. Alcune scuole, in modo tempestivo, hanno messo i docenti in condizioni di poter attivare nuove modalità di comunicazione e di relazione, di sperimentare nuovi mezzzi, in precedenza mai messi in campo, per creare i presupposti della DAD. Ma la possibilità di accedere alle piatta- forme, di connettersi, è rimasta sempre legata alla disponibilità di device personali, di competenze da costruire in emergenza.

La ministra dell’Istruzione, Lucia Azzolina, in una lunga intervista a Il Foglio, parla dell’attualità scolastica: riapertura delle scuole, organici, rapporto con i sindacati e non solo :

Non riaprire le scuole “una scelta giusta che ha contribuito alla sicurezza del paese. A settembre si  riaprirà. E lo faremo con responsabilità e rispetto verso la nostra  scuola”.

“Io penso che in questi mesi gli insegnanti siano stati un esempio di  come il pubblico impiego possa contribuire a rendere il nostro paese all’altezza delle sfide di questa fase storica – sottolinea Azzolina -. Smart working, e questo vale per tutti i settori anche privati, non significa stare sul divano ma significa avere a cuore il proprio  mestiere e significa avere contezza di una questione cruciale: se  l’Italia vuole accettare la sfida dell’accelerazione del futuro,  ciascuno deve fare la sua parte”.

Niente scuola per chi gli studenti che hanno 37,5

Azzolina, poi, ha aggiunto che, per gli studenti la misurazione della febbre sarà fatta a casa e non all’ingresso della scuola. Se gli alunni avranno una temperatura superiore ai 37.5 non dovranno andare a scuola. Necessario, dunque, una maggiore collaborazione delle famiglie, soprattutto nel caso di alunni più piccoli.